I Luoghi della

Memoria

“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignita, andate lì o giovani, col pensiero, perchè lì è nata la nostra Costituzione” (Piero Calamandrei, 26 gennaio 1955)

10 Luoghi della Memoria sui Colli Bolognesi

 

Il 25 Aprile si celebra la Liberazione dal nazifascismo, un momento che non è solo una data della storia del nostro Paese, ma che rappresenta valori e principi sempre attuali alla base della nostra vita democratica. In occasione del 75° anniversario vi proponiamo un percorso virtuale visitando dieci luoghi della memoria (e non solo...) dei Colli Bolognesi, scoprendo anche le "piccole" storie delle donne e degli uomini che si inquadrano nella "grande" Storia.

 

Il percorso virtuale è stato realizzato in collaborazione con le associazioni ANPI del territorio (ANPI Casalecchio di Reno, ANPI Monte San Pietro, ANPI Bazzano, ANPI Zola Predosa), con l'Associazione "La Conserva" APS Circolo ARCI, Cinerana, La Conserva APS Circolo ARCI. 

1) Sulle orme del film "L'Uomo che verrà"


Le colline di Monte San Pietro contornate dalle viti che danno origine ai rinomati vini dei Colli Bolognesi, e intervallate dai caratteristici calanchi sono state il set cinematografico del film “L'uomo che verrà”,  del regista bolognese Giorgio Diritti, che ha recentemente ottenuto importanti riconoscimenti internazionali per il film "Volevo Nascondermi" dedicato al pittore Antonio Ligabue. Il film narra gli eventi antecedenti la strage di Marzabotto visti attraverso gli occhi di Martina, una bambina di otto anni. In località San Chierlo, sarà possibile percorrere idealmente i sentieri percorsi da Martina e imbattersi in Cà Monetti, la casa nel quale è stato ambientato il film. Per scoprire al meglio tali luoghi il Comune di Monte San Pietro, nell'ambito del progetto turistico "Monte San Pietro Cuore Colli Bolognesi" ha anche ideato un sentiero dedicato al film, che puoi consultare al seguente link: https://www.cuorecollibolognesi.it/it/cosa-fare/sentieri/itinerario-1/

2) Il monumento ai caduti di Monte Capra a Zola Predosa


Sulle colline di Zola Predosa, lungo Via Valle, in uno splendido punto panoramico sulla pianura si trova il monumento ai caduti di Monte Capra.
Nella dura battaglia di Monte Capra, avvenuta nel primo pomeriggio del 20 Aprile 1945, e che decretò la liberazione di Zola Predosa i partigiani hanno otto feriti fra i quali il comandante della Brigata, il commissario Luccarini e Ivo Ventura; muoiono durante il combattimento : Merighi Guerrino, Galli Ermenegildo, Collina Augusto, Maldini Bruno e la diciottenne Alba Maldini.
Per raggiungere questo luogo della memoria è possibile salire sulla collina attraverso il Sentiero dei Gessaroli.

3) Il cippo e la storia del pilota Paul R. Joyce


Il 7 ottobre 2017 in località Pragatto – Crespellano di Valsamoggia - nei pressi del Rio Martignone, su terreno privato, è stato posto un cippo a ricordo del pilota dell’ USAAF Paul R. Joyce, abbattuto dalla contraerea tedesca il 15 Luglio 1944. Il recupero del relitto  dell’aereo P – 47 Thunderbolt (caccia-bombardiere monoposto) è avvenuto nel 1993, grazie alle memorie di cittadini all'epoca bambini che avevano assistito all'abbattimento. Il relitto è oggi conservato presso la Collezione Nigelli, a San Martino in Casola, celebre collezione di moto d'epoca e tappa dei percorsi della "Motovalley".

A seguito del ritrovamento le associazioni ANPI di M.S.Pietro, Cinerana, La Conserva APS Circ. ARCi, e i Sig.ri Simone Caniati e Alessandro Cosi hanno dato il via alle ricerche per ricostruire la storia Paul R. Joyce e del suo aereo, oggi raccontata nel documentario MISSION N. AO#54 visibile su Vimeo all'indirizzo: https://vimeo.com/292478727

 

Il cippo è stato eretto ad opera di Anpi sez. M.S.Pietro. All’inaugurazione del cippo insieme alle autorità erano presentii parenti di Paul R. Joyce, venuti dagli Stati Uniti, i quali hanno donato alla comunità i guanti e il fazzoletto di sua madre, nella fotografia appoggiati sul cippo, a raccontare il senso di un'esistenza. I guanti, che simboleggiano le mani della madre su di lui. Il fazzoletto, per tutte le lacrime versate. Ora guanti e fazzoletto sono custoditi in una teca nella biblioteca comunale "Peppino Impastato" di Monte San Pietro.

4) Il rifugio antiaereo "Mario Anderlini" di Bazzano


Sotto la ripa dove sorge la Rocca del Bentivoglio, su Via Termanini, è possibile scorgere un arco con un portone verde. Lì si trova il rifugio antiaereo costruito nel 1944 su progetto degli ingegneri Fava e Osti. La costruzione del rifugio (inizialmente ne erano previsti due) fu avviata d'urgenza, in seguito ai bombardamenti e compatibilmente con le difficoltà di procurare i materiali necessari, con la scarsità della manodopera disponibile e, in certi momenti, con rifiuto di operai e birocciai di recarsi al lavoro per paura dei rastrellamenti tedeschi. Lì i bazzanesi e gli sfollati trascorrono prima i periodi d’allarme e poi quelli degli attacchi. Terminata la guerra, il rifugio venne destinato ad usi diversi. Nel 2018 il Rifugio è stato intitolato all'eroico partigiano Mario Anderlini,  medaglia d’argento al Valore Militare, durante una cerimonia d'inaugurazione raccontata in questo video di Roberto Cerè di Millecolline. Guarda il video...

5) Il cavalcavia di Casalecchio di Reno


Nel centro cittadino di Casalecchio di Reno, a pochi passi da Piazza del Popolo, ai piedi del cavalcavia ferroviario, è collocato il monumento ai caduti dell'Eccidio del Cavalcavia avvenuto il 10 ottobre 1944. Dopo gli scontri che impegnarono un gruppo di partigiani della 63esima Brigata Garibaldi "Bolero" l'8 ottobre 1944 presso Rasiglio (Sasso Marconi), tredici partigiani furono catturati dai nazisti che li imprigionarono in località Ronca (Monte San Pietro) per poi portarli a Calderino (Monte San Pietro), Zola Predosa e infine a Casalecchio di Reno. Qui il 10 ottobre 1944, dopo numerose torture, furono legati al cancello di una villa e agli alberi nei pressi dell'attuale via dei Martiri e trucidati dai nazisti. I caduti sono gli italiani, Alberto Raimondi, Gino Zacchini, Ubaldo Musolesi, Giacomo Dall'Oca e Mauro Emeri, i cittadini sovietici Andréevic Marussa Filip, Miska e Vassili e il costaricense Carlo Luis Collado Martinez. Rimangono ignoti quattro caduti di cui tre sovietici e uno italiano.

6) Croce delle Pradole

 

Sul valico delle Pradole, al confine tra i comuni di Monte San Pietro (loc. Montepastore) e Valsamoggia (loc. Cà Bortolani di Savigno) si trova un cippo  in ricordo dei caduti civili dell'Estate 1944 nella zona (frazioni di Gavignano, Merlano e Montepastore). In questo punto panoramico molto suggestivo in cui si può ammirare dal Cimone alla Pianura fino alle Prealpi, ha origine anche il torrente Lavino che da il nome alla vallata sottostante, ed è uno dei punti toccati dal sentiero della Piccola Cassia. Il cippo, collocato all'incrocio tra via Lavino e via Merlano, riporta i nomi e l’età di coloro che persero la vita sotto i bombardamenti o durante i rastrellamenti e colpisce trovare persone di tutte le età, bambini di un anno insieme ai novantenni. A poca distanza dalle Pradole passava inoltre la Linea Gotica.

Per informazioni sul passaggio della Piccola Cassia a Monte San Pietro clicca qui... 

Visita il sito www.piccolacassia.it

7) Non luoghi, ma storie straordinarie: gli Ebrei in Valsamoggia

Oltre ai luoghi della memoria, è opportuno raccontare anche le storie delle persone che hanno vissuto o attraversato il nostro territorio. Tra le tantissime vicende accadute durante la Seconda Guerra Mondiale ne citiamo - indicando anche link di approfondimento - due che vedono protagonisti famiglie e persone di origine ebraica, all'epoca perseguitati dalle leggi razziali promulgate in Italia dal regime fascista.Emblematica è la storia della famiglia Matathia, recentemente raccontata nel libro "I vicini scomodi", che passarono da essere vicini di casa di Mussolini nella villeggiatura a Riccione a perseguitati, tanto che furono costretti a rifugiarsi sulle colline di Savigno, e poi successivamente vennero deportati e uccisi ad Auschwitz [clicca qui per approfondimenti]. Poco conosciuta è anche la complessa vicenda dei 59 ebrei libici che transitarono dalla casa "Bagantona" nelle campagne di Bazzano, sulla quale oggi è presente una targa commemorativa. A seguito di persecuzioni e di complesse dinamiche belliche ed economiche, gli ebrei giunsero a Bazzano dal campo di concentramento Giado, a sud di Tripoli. Rimasero sul territorio sino al 1943, quando dopo l'armistizio vennero deportati al campo di sterminio di Bergen Belsen.  Diversi documenti su questa vicenda è possibile trovarli nell'Archivio storico comunale di Bazzano. Vi invitiamo ad approfondire il tema consultando il blog "Allacciati la storia", al seguente indirizzo: http://www.allacciatilestorie.it/2019/01/08/ebrei-nella-seconda-guerra-mondiale-bazzano/

8) Il bombardamento della Chiesa di Ponzano (Valsamoggia)


La Chiesa di Ponzano (Castello di Serravalle, Valsamoggia) che si trova su Via Valle del Samoggia, in data 17 Aprile 1945 è stata oggetto di un pesante bombardamento. Una bomba cadde alla base del campanile facendolo crollare e il parroco don Aggeo Montanari e una trentina di fedeli rimasero sepolti sotto le macerie del campanile dove si erano rifugiati durante i furiosi bombardamenti aerei di quei giorni. Un uomo che si era arrampicato in alto con l'ostensorio affidatogli da don Aggeo rimase miracolosamente illeso tra le macerie. La scelta di rifugiarsi nel campanile fu una tragica imprudenza: i campanili e le torri infatti erano presi di mira dagli aerei alleati in quanto potenziali punti di osservazione del nemico. Nella valle del Samoggia si concentrano in quei giorni gli attacchi della 10a Divisione “Mountain” americana, che catturò centinaia di prigionieri tedeschi per poi apprestarsi ad irrompere nella pianura padana. Per approfondimenti circa i fatti di quei giorni clicca qui...

9) Il cippo a Don Mauro Fornasari sul Percorso Vita di Zola Predosa


Lungo il Percorso Vita di Zola Predosa, che parte dal Parco Respighi e arriva fino al territorio di Monte San Pietro, costeggiando le sponde del torrente Lavino, all'altezza della località di Gessi, è collocato un cippo dedicato a Don Mauro Fornasari. Don Fornasari era un giovane aperto e leale ed esprimeva liberamente le sue idee e il suo pensiero. quando I fascisti di Calderara non gli perdonarono questa sua franchezza e lo fecero arrestare. Era il 5 Ottobre 1944, aveva 22 anni quando venne consegnato alla squadra della "Brigata nera" di presidio a Riale di Zola Predosa, comandata da un uomo senza scrupoli chiamato "Walter", e da questi condannato a morte e consegnato a tre militi per l’esecuzione. I tre uomini, portano Don Fornasari a Gesso, lungo la sponda del torrente Lavino,e qui giunti, con una fretta che denota quasi paura, gli puntarono le armi contro e lo freddarono. Non si spense ancora l’eco degli spari che hanno ucciso il prete che un altro mitra fece sentire la sua voce di morte:  lungo la sponda del torrente, una squadra di soldati tedeschi stava facendo esercitazioni, al comando di un sottufficiale, poco distante dal luogo del martirio di Don Fornasari. Il sottufficiale, visto che quei militi avevano sparato al prete,imbracciò la mitraglietta e con una raffica rabbiosa uccise gli assassini del sacerdote.

10) Il Borgo di Colle Ameno a Sasso Marconi


Edificato nel ’700 il complesso di Colle Ameno (villa, chiesa in stile barocco e borgo con case e botteghe artigiane) fu centro di numerose attività artistiche tra cui una fabbrica di maioliche. Durante la II Guerra Mondiale Colle Ameno fu unico esempio, nell’Appennino bolognese, di campo di concentramento e smistamento di civili sotto il comando delle SS. Oggi, a ricordo di quegli avvenimenti, nel Borgo è stata realizzata un'Aula della Memoria in cui sono conservate testimonianze e documenti relativi alla storia di Colle Ameno durante la guerra. Info: http://www.borgodicolleameno.it/

Per saperne di più:

 

I luoghi e le storie raccolti in questo articolo sono solo una piccola parte del ricco patrimonio di memoria che il nostro territorio custodisce. 
Per approfondire e comprendere meglio i fatti vi invitiamo a consultare gli archivi storici comunali, e i siti internet di riferimento di seguito riportati:

Villa Edvige Garagnani, Via Masini 11 a Zola Predosa

Tel. + 39 366 8982707 - info@visitcollibolognesi.it

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