Villa Edvige Garagnani, Via Masini 11 a Zola Predosa

Tel. + 39 366 8982707 - info@visitcollibolognesi.it

Lunedì-Mercoledì-Giovedì e Venerdì 9.00-13.00 e 14.00-18.00 / Sabato 9.00-13

Villages &

Castles

Bandiera d'Italia

Il territorio dei Colli Bolognesi è ricco di testimonianze storiche di varie epoche ma certo le più spettacolari anche dal punto di vista architettonico sono quelle del periodo medievale con i suoi castelli ed abbazie ed i loro borghi a tutt'oggi ancora abitati.

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Monteveglio

Monteveglio fu un importante roccaforte matildea. Attorno alla metà del X secolo divenne infatti feudo della contessa di Canossa e fu quindi coinvolto nella lotta fra l'impero e il papato dato che Matilde di Canossa si schierò a fianco della Chiesa e quindi contro l'imperatore, Enrico IV. Monteveglio resistette vittoriosamente all'assedio imperiale costringendo l'imperatore alla ritirata.

Il monaco Doninzone,  cantore delle gesta della gran contessa di Canossa, definì Monteveglio "memoranda nei secoli"; attributo immortalato in epoca moderna in una  lapide posta all'ingresso del Castello.

Di tale roccaforte restano l'arco d'ingresso, un tempo dotato di ponte levatoio, ed una massiccia torre merlata.

Fra le vie dell'abitato in pietra spicca l'Abbazia di Santa Maria.
Fu edificata nel 1092 e nelle sue forme romaniche porta i segni dei vari restauri operati nei secoli.

Nella notte fra il 24 e 25 marzo del 1527, fu anche soggetta ad una storia miracolosa quando, in occasione della ricorrenza dell'annunciazione di Maria, Monteveglio fu salvata dall'assedio dei Lanzichenecchi da una tempesta di neve ed un'improvvisa inondazione. L'episodio è ricordato in una lapide seicentesca murata nella parete vicina all'altare dell'Abbazia.
Nel 1628 papa Gregorio XV concesse alla comunità il titolo abbaziale.

Nel 1961 i monaci tornarono per la prima volta nell’abbazia dalla fine del ‘700. Ancora oggi ospita una comunità francescana, alla quale ci si può rivolgere per avere informazioni e per eventuali visite guidate.

La chiesa è aperta tutti i giorni dalle 6.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 19.30 mentre il chiostro interno è visitabile soltanto la domenica e i festivi dalle 15.00 alle 17.00.

Presso il borgo dell'Abbazia annualmente si svolge la festa di rievocazione medievale.

Per maggiori informazioni sull'Abbazia, si può consultare la voce deicata sul sito del comune di Valsamoggia:  

www.comune.valsamoggia.bo.it/cosa-vedere-itinerari-in-valsamoggia/abbazia-di-monteveglio

Presso l'Abbazia è presente anche uno splendido Parco Regionale (vedi pagina Parchi e Natura)

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Castello di Serravalle

Il borgo fortificato di Castello di Serravalle ha origini antiche, si formò a difesa dell’esarcato di Ravenna contro le invasioni barbariche. Venne poi raso al suolo dai Longobardi nell’ VIII sec. e fu ricostruito nel Medioevo sulle fondamenta romane.

Nell’800 diede persino asilo a Carlo Magno, diretto a Roma.

Fino al 1109 fece parte del feudo di Matilde di Canossa e fu poi aspramente conteso tra la ghibellina Modena e la guelfa Bologna nella storica lotta fra le 2 città.

Dell’antica fortificazione che dà il nome al paese si possono ancora ammirare l’ingresso medievale e la torre del 1523 mentre il palazzo signorile, interamente costruito in cotto a ridosso della torre, è di forme settecentesche.

Nel cuore del borgo, il duecentesco palazzo comunale fu sede della magistratura del Capitano della Montagna occidentale infatti, nel salone d’ingresso un bassorilievo in arenaria raffigura il cavaliere Iacopino da San Lorenzo in Collina, famoso Capitano della Montagna.

Un castello a cui non manca nemmeno la tradizionale storia di fantasmi che ricorda quella di Barbablù.

Si racconta infatti che nella rocca vaghino ancora le anime delle mogli del crudele Boccadiferro. Nelle notti di maggio i loro spettri vagano nel borgo spargendo un misterioso profumo mentre nella torre del castello echeggiano i lamenti dello stesso Boccadiferro che fu infine ucciso dalla tredicesima moglie.

Il castello di Serravalle, con la sua storia e la sua architettura, ispirarono nel 1920 il compositore lucchese Gaetano Luporini (1865-1948) nel musicare l’opera che vi è ambientata intitolata "Amore e morte", su libretto di Giuseppe Lipparini.

Annualmente presso il borgo si tengono eventi culturali ed enogastronomici.

Presso il borgo ha inoltre sede l'Ecomuseo della Collina e del Vino (vedi pagina Musei).

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Rocca di Bazzano

Cuore della città di Bazzano è la sua Rocca, la Rocca dei Bentivoglio, che domina il paese dall'alto di una collinetta vicina al centro storico.

La Rocca fu voluta dalla contessa Matilde di Canossa ma la sua forma attuale è quella che le attribuirono verso la fine del '400 i Bentivoglio, ricca ed importante famiglia della storia bolognese.

Nel 1779 vi fu ospite anche il poeta Ugo Foscolo. Un ospite forzato in quanto vi risiedette come prigioniero.

Dal 2007 la Rocca è sede della Fondazione Rocca dei Bentivoglio, che si occupa dell'organizzazione di diversi eventi ed attività culturali non solo a Bazzano ma in diverse location dei Colli Bolognesi.

Per maggiori informazioni sulla Fondazione e i suoi eventi si può consultarne il sito:

www.frb.valsamoggia.bo.it/

E' inoltre sede del Museo Civico Archeologico "Arsenio Crespellani" in cui è possibile scoprire la storia del territorio  sin dall'età del Bronzo (vedi pagina Musei)

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Oliveto

Oliveto sorge a breve distanza da Monteveglio, in  posizione panoramica su una collina.
Nell'anno 776 l'abitato di Oliveto, allora chiamato Casale Sociorum, fu donato dai duchi longobardi all'abbazia di Nonantola che lo comprese nel suo feudo fino al a quando, nel 1131,  gli olivetani si resero indipendenti, costituendo un libero comune (che sopravvisse per circa un secolo, passando poi liberamente al comune di Bologna).

Nel 1803 i francesi di Napoleone, che avevano invaso la regione, soppressero il comune di Oliveto, passandone il territorio sotto il comune di Monteveglio.

A partire dal  X secolo il borgo  prese il nome con cui lo conosciamo tutt'oggi, derivato dal nome della collina (Monte Oliveto) ispirato dalla vegetazione caratteristica del luogo, olivi.

Della storica  Oliveto sono rimasti alcuni antichi monumenti

Fra cui, ad esempio, una grande costruzione medioevale chiamata la Casa Grande dell'Ebreo (costruita nel 1410 da Salomon Mathasia , fu sede della comunità ebraica nonchè la prima banca di tutta la zona) e  la Bronzina (che  nel 1527 fu l'albergo dei Grandi di Spagna e successivamente fu anche lazzaretto  e poi fonderia di bronzo attorno al 1775).

Nel borgo si svolge annualmente, in Marzo, la "Festa della Saracca".

Festa d'ispirazione spagnola, ereditata al tempo del loro passaggio nel 1527. Oggetto di questa festa è il Funerale della Saracca" ossia della Sardina che viene sepolta ai piedi di una croce di legno.

Per maggiori informazioni sulla festa si può visitare la pagina Facebook ad essa dedicata (Funerale Della Saracca Oliveto)

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Eremo di Tizzano

L'Eremo di Tizzano può essere considerato uno dei luoghi più suggestivi di Casalecchio di Reno. Arrivati in cima dopo un paio di km. di salita si gode uno splendido panorama: lo sguardo spazia su tutta la pianura bolognese: si può scorgere sulla destra la valle del Reno, di fronte il Santuario di San Luca per arrivare, in assenza di foschia, fino al Monte Mario e a Badolo. 
Eretto dai Monaci Camaldolesi tra il 1655 e il 1741, la chiesa, dedicata a San Benedetto, presenta uno stile barocco bolognese semplice ed elegante.
All’interno, una navata unica, alta e luminosa è circondata da sei cappelle laterali, collegate fra loro da stretti passaggi, in cui è possibile ammirare opere pittoriche di ottima fattura.
Da segnalare il bellissimo Crocefisso cinquecentesco in legno d'olivo, alla base del quale è riposto un reliquiario che si dice custodisca frammenti della Vera Croce ed altre reliquie a testimonianza della Passione di Cristo .
Sul lato sinistro dell'edificiosi erge il campanile costruito nel 1724 un tempo abitato dal Priore. Nell’ampio prato sul retro, che un tempo ospitava diciasette celle per i Monaci Eremiti, ora sono visibili i resti di due di esse e si può accedere ad una chiesina secondaria, una sorta di cantina consacrata, che al tempo della guerra era adibita a rifugio.

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